Va ora in Onda il Conflitto
(Da InfoAut)
(Da InfoAut)


Dai compagni del C.U.A di Torino:
Si sono spiegate le ragioni che ci portano a contestare sia l’intento che i contenuti di questo Summit. Innanzitutto i Rettori illegittimamente, ancora una volta, pretendono di farsi portavoci di tutto il mondo dell’università, di chi l’università la vive per davvero, giorno dopo giorno. L’intento del vertice è quello di porsi come interlocutore diretto del G8 che si terrà a L’Aquila questa estate e di consigliare capi di governo e di Stato su problemi dell’umanità e del pianeta, in nome di un preteso sapere neutrale e oggettivo. Sappiamo bene che ogni sapere, ogni cultura è invece espressione di una parzialità, è sempre una scelta di parte. La nostra parte non è la loro! Noi non accettiamo di essere rappresentati da chi ha solo e sempre assecondato la dismissione e la depauperizzazione progressiva dell’università come bene comune (e la mobilitazione di quest’autunno l’ha ampiamente dimostrato), né tantomeno accettiamo che i nostri diretti interlocutori siano coloro che da decenni hanno sempre sovradeterminato il sistema delle relazioni internazionali e il complesso delle relazioni economiche e sociali e i cui effetti stiamo tutti e tutte pagando.
Anche i contenuti di questo vertice, che sarà incentrato sulle innovazioni in materia di sviluppo sostenibile, presentano delle criticità non indifferenti che sono piuttosto il sintomo di una politica di facciata, che tende a mascherare quelli che sono invece i processi reali. Se dunque per sviluppo sostenibile intendiamo il modo in cui gli organismi sovranazionali estendono la proprietà e il profitto sulle risorse naturali, se ciò permette lo sviluppo di nuove merci e settori quali ad esempio le energie rinnovabili, se le politiche ispirate a questo concetto permettono la costituzione di nuovi meccanismi di controllo sulla complessità delle interazioni che nei territori si producono, allora noi non ci stiamo e abbiamo il nostro punto di vista da portare! Per questi ed altri motivi costruiremo una serie di dibattiti e iniziative durante i giorni del G8, che culmineranno nella giornata di martedì 19 maggio con un’assemblea nazionale dell’Onda durante la mattina e un corteo mazionale nel pomeriggio.
La Brescia antagonista e anticapitalista è scesa in piazza, per il corteo del primo maggio, rivendicando reddito per tutt*, diritto allo studio, scuola e sanità pubbliche e di qualità e diritti per tutt* di origine immigrata o meno.
Dietro lo striscione “per tutte e tutti un’unica sicurezza: reddito diritti conflitti” centinaia di compagne e compagni, ed è la dimostrazione che l’opposizione sociale a Brescia continua e non ha intenzione di fermarsi…Ancora una volta scende in piazza affermando che la vera sicurezza sono le le garanzie e i diritti sociali, che il nome della sicurezza che vogliamo si chiama reddito, diritto allo studio e stop precarietà…Non vogliamo il loro delirio securitario. Vogliamo diritti per tutti e tutte. Una casa garantita a tutti e tutte. Reddito e scuola e sanità pubbliche.
Anche quest’anno il movimento Bresciano propone uno spezzone antagonista in alternativa a quello dei tradizionali sindacati confederali. Lo slogan col quale le realtà antagoniste e anticapitaliste di Brescia sfileranno sarà “PER TUTTI E TUTTE UNA SOLA SICUREZZA: REDDITO DIRITTI CONFLITTI”.
Contro la crisi, contro le politiche dei tagli a scuola pubblica e altri servizi pubblici, contro le politiche securitarie…quello che il primo maggio antagonista rivendica sono le sicurezze sociali..reddito garantito per tutti e tutte, diritto allo studio per tutti e tutte, libertà, dignità e diritti per tutti e tutte, subito!
VENERDI’ 1 MAGGIO ALLE ORE 9.30 IN PIAZZA GARIBALDI:
SPEZZONE ANTAGONISTA AL CORTEO CITTADINO DEL PRIMO MAGGIO!
Dopo il corteo cittadino appuntamento in stazione fs di Brescia alle 12.30 per raggiungere l’Euromayday di Milano.
http://italy.euromayday.org/![]()
In 3000 sfilano per le vie “proibite” del centro storico di Brescia. La Brescia antagonista, quella che resiste e non ha paura, porta una grande prova di forza nelle piazze della città, porta opposizione sociale e un corteo di movimento interamente costruito ed autorganizzato dal basso.
Un corteo che ha rivendicato garanzie e diritti sociali per tutti e tutte, che sono le uniche sicurezze di cui i cittadini hanno bisogno.
In piazza anche molti migranti delle nazionalità più svariate.
Una sconfitta bella e buona per Rolfi, Labolani e compagnia bella che dicevano che i miltanti della Brescia che resiste sono “solo quattro gatti che vogliono solo l’anarchia e il caos”. L’altra Brescia, quella di chi non ci sta, ha dimostrato di essere forte e di poter fare paura essendo più di 3000 che chiedono GIUSTIZIA SOCIALE, non il caos…
Questa volta la questura di Brescia non ha nemmeno provato a fermare il corteo, vietando il passaggio per C.so Zanardelli, Via Mazzini e Piazza Duomo come successo nei mesi scorsi.
Al contario il corteo dell’opposizione sociale bresciana si è riappropiato delle vie cittadine, ribadendo che niente e nessuno potrà fermare le proteste e le opposizioni di piazza
Ogni giorno ministri, partiti politici e sindaci (con i mezzi di informazione a rimorchio) ci raccontano che sono gli immigrati il vero problema italiano, il pericolo pubblico del nostro paese. Usano la paura come principale fonte di voti e di consensi, come strumento privilegiato di comando sulla società e di salvaguardia dei propri interessi e privilegi. Promulgano leggi razziali che rendono ancora più ricattabili e precari i migranti, colpendo anche la sicurezza sociale di tutte e tutti. Hanno questo effetto la legge Bossi-Fini, il “pacchetto sicurezza”, l’esclusione dei non italiani residenti da bonus e ammortizzatori sociali, la trasformazione della clandestinità in reato, l’obbligo per i medici di denunciare chi non ha un permesso di soggiorno, il divieto di iscrivere all’anagrafe i neonati figli di genitori
senza permesso di soggiorno, il prolungamento a sei mesi della detenzione degli immigrati irregolari nelle galere etniche ribattezzate CIE (i centri di identificazione ed espulsione, gli ex CPT).
Per gli uomini e le donne che non si lasciano intontire dall’“emergenza immigrazione” e che invece chiedono giustizia sociale, protestano e si mobilitano per far pagare la crisi (anche a Brescia i disoccupati sono raddoppiati e dilaga la cassaintegrazione) non agli ultimi fra gli ultimi ma ai banchieri, agli imprenditori e ai governanti che l’hanno provocata, la risposta è semplice: è vietato protestare, è vietato organizzarsi e pretendere diritti ed uguaglianza.
Vogliono sostanzialmente cancellare il diritto di sciopero (con la trovata dello “sciopero virtuale”), partendo dai lavoratori del trasporto pubblico e prendendo a pretesto la mobilità dei cittadini. Sempre più spesso le iniziative di lotta degli studenti per la salvaguardia del diritto all’istruzione e la resistenza dei lavoratori di fronte ai licenziamenti, o per la difesa del proprio salario, vengono attaccate dalle forze dell’ordine. Inoltre, proprio in tempi di mobilitazioni nelle scuole e nelle università, il voto in condotta diventa giudizio determinante e quanto mai arbitrario.
L’imperativo è il controllo sociale: la videosorveglianza arriva ovunque, si moltiplicano i corpi di polizia, si istituzionalizzano le ronde leghiste e ricevono legittimazione dall’alto persino i “bravi ragazzi italiani”, organizzati in squadracce fasciste, che da tempo in varie città aggrediscono, fino ad ammazzare, immigrati, studenti e attivisti di sinistra. I sindaci della paura spingono l’ossessione securitaria fino alla proibizione dei comportamenti più innocui di coloro che vogliono vivere le vie, le piazze e i parchi pubblici (ad esempio mangiando un panino, bevendo una birra, giocando o solo sedendosi su una panchina…).
Succede anche nella nostra città, dove l’Amministrazione Paroli-Rolfi toglie le panchine da piazza Rovetta, mette divieti ovunque (anche contro il diritto a manifestare), annuncia la costruzione di un carcere per immigrati irregolari (CIE). Arriva persino a rimangiarsi la decisione di concedere un bonus di 1000 euro a tutti i neonati, pur di non darlo anche ai figli di cittadini immigrati, come invece le impongono la costituzione e i ripetuti pronunciamenti della magistratura. Tutto questo nel nome della sicurezza, del decoro urbano, della lotta al degrado.
Brescia sarà anche quest’anno, a metà aprile, la città di EXA, la terza esposizione al mondo di armi leggere, l’unica che non mette alcun limite di accesso al pubblico, nemmeno ai bambini. Con il solito accattivante invito ad armarsi tutti un po’ per sport e un po’ per difendersi meglio, saranno messe in vetrina le cosiddette armi “leggere”, in realtà armi utilizzate anche negli scenari di guerra.
Facciamo appello ai movimenti, alle associazioni, ai lavoratori e alle lavoratrici, ai migranti e alle migranti, agli studenti e alle studentesse, ai cittadini e alle cittadine perché Brescia e la provincia non siano il laboratorio della paura, del controllo sociale, del razzismo.
Per costruire insieme una grande mobilitazione e una grande manifestazione
sabato 18 aprile 2009
che attraversi per le vie del centro della città e affermi con determinazione e convinzione che libertà, giustizia, dignità e diritti devono essere per tutti e per tutte.
Kollettivo Studenti in lotta – C.S. Magazzino 47 – Associazione Diritti per tutti – Confederazione Cobas
SLO (studenti lavoratori organizzati) – Radio Onda d’Urto – Sinistra Critica – Centro Sociale 28 maggio
SdL Intercategoriale – Rete antifascista provinciale – Kollettivo culturale Basso Garda
Kollettivo Studenti in Lotta