Ogni giorno ministri, partiti politici e sindaci (con i mezzi di informazione a rimorchio) ci raccontano che sono gli immigrati il vero problema italiano, il pericolo pubblico del nostro paese. Usano la paura come principale fonte di voti e di consensi, come strumento privilegiato di comando sulla società e di salvaguardia dei propri interessi e privilegi. Promulgano leggi razziali che rendono ancora più ricattabili e precari i migranti, colpendo anche la sicurezza sociale di tutte e tutti. Hanno questo effetto la legge Bossi-Fini, il “pacchetto sicurezza”, l’esclusione dei non italiani residenti da bonus e ammortizzatori sociali, la trasformazione della clandestinità in reato, l’obbligo per i medici di denunciare chi non ha un permesso di soggiorno, il divieto di iscrivere all’anagrafe i neonati figli di genitori
senza permesso di soggiorno, il prolungamento a sei mesi della detenzione degli immigrati irregolari nelle galere etniche ribattezzate CIE (i centri di identificazione ed espulsione, gli ex CPT).
Per gli uomini e le donne che non si lasciano intontire dall’“emergenza immigrazione” e che invece chiedono giustizia sociale, protestano e si mobilitano per far pagare la crisi (anche a Brescia i disoccupati sono raddoppiati e dilaga la cassaintegrazione) non agli ultimi fra gli ultimi ma ai banchieri, agli imprenditori e ai governanti che l’hanno provocata, la risposta è semplice: è vietato protestare, è vietato organizzarsi e pretendere diritti ed uguaglianza.
Vogliono sostanzialmente cancellare il diritto di sciopero (con la trovata dello “sciopero virtuale”), partendo dai lavoratori del trasporto pubblico e prendendo a pretesto la mobilità dei cittadini. Sempre più spesso le iniziative di lotta degli studenti per la salvaguardia del diritto all’istruzione e la resistenza dei lavoratori di fronte ai licenziamenti, o per la difesa del proprio salario, vengono attaccate dalle forze dell’ordine. Inoltre, proprio in tempi di mobilitazioni nelle scuole e nelle università, il voto in condotta diventa giudizio determinante e quanto mai arbitrario.
L’imperativo è il controllo sociale: la videosorveglianza arriva ovunque, si moltiplicano i corpi di polizia, si istituzionalizzano le ronde leghiste e ricevono legittimazione dall’alto persino i “bravi ragazzi italiani”, organizzati in squadracce fasciste, che da tempo in varie città aggrediscono, fino ad ammazzare, immigrati, studenti e attivisti di sinistra. I sindaci della paura spingono l’ossessione securitaria fino alla proibizione dei comportamenti più innocui di coloro che vogliono vivere le vie, le piazze e i parchi pubblici (ad esempio mangiando un panino, bevendo una birra, giocando o solo sedendosi su una panchina…).
Succede anche nella nostra città, dove l’Amministrazione Paroli-Rolfi toglie le panchine da piazza Rovetta, mette divieti ovunque (anche contro il diritto a manifestare), annuncia la costruzione di un carcere per immigrati irregolari (CIE). Arriva persino a rimangiarsi la decisione di concedere un bonus di 1000 euro a tutti i neonati, pur di non darlo anche ai figli di cittadini immigrati, come invece le impongono la costituzione e i ripetuti pronunciamenti della magistratura. Tutto questo nel nome della sicurezza, del decoro urbano, della lotta al degrado.
Brescia sarà anche quest’anno, a metà aprile, la città di EXA, la terza esposizione al mondo di armi leggere, l’unica che non mette alcun limite di accesso al pubblico, nemmeno ai bambini. Con il solito accattivante invito ad armarsi tutti un po’ per sport e un po’ per difendersi meglio, saranno messe in vetrina le cosiddette armi “leggere”, in realtà armi utilizzate anche negli scenari di guerra.
Facciamo appello ai movimenti, alle associazioni, ai lavoratori e alle lavoratrici, ai migranti e alle migranti, agli studenti e alle studentesse, ai cittadini e alle cittadine perché Brescia e la provincia non siano il laboratorio della paura, del controllo sociale, del razzismo.
Per costruire insieme una grande mobilitazione e una grande manifestazione
sabato 18 aprile 2009
che attraversi per le vie del centro della città e affermi con determinazione e convinzione che libertà, giustizia, dignità e diritti devono essere per tutti e per tutte.
Kollettivo Studenti in lotta – C.S. Magazzino 47 – Associazione Diritti per tutti – Confederazione Cobas
SLO (studenti lavoratori organizzati) – Radio Onda d’Urto – Sinistra Critica – Centro Sociale 28 maggio
SdL Intercategoriale – Rete antifascista provinciale – Kollettivo culturale Basso Garda
NOI NON CI FERMIAMO,
E ANCORA UNA VOLTA:
“NOI LA VOSTRA CRISI NON LA PAGHIAMOâ€
Gelmini, Tremonti, Berlusconi…non temete…
NON CI SIAMO DIMENTICATI DELLA VOSTRA OPERAZIONE STUDIATA PER DISTRUGGERE LA SCUOLA PUBBLICA E PER PRIVATIZZARE L’ISTRUZIONE!
NON CI SIAMO DIMENTICATI DEI MILIARDI DI EURO CHE VERRANNO TAGLIATI ALLE SCUOLE ITALIANE E ALLE UNIVERSITA’!
NON CI SIAMO DIMENTICATI DI PROVVEDIMENTI AUTORITARI E CHE RIPORTANO A MEZZO SECOLO FA COME IL MAESTRO UNICO PER LE ELEMENTARI!
NON CI SIAMO DIMENTICATI IL 5 IN CONDOTTA PER GLI STUDENTI UN PO’ PIU’ VIVACI E IMPEGNATI CHE COMPORTA LA BOCCIATURA!
NON CI SCORDIAMO NEMMENO DI QUEI LAVORATORI CHE PERDERANNO IL PROPRIO POSTO DI LAVORO!
E non sperateci troppo…
CI SIAMO ACCORTI CHE STATE CERCANDO DI PROSEGUIRE CON I VOSTRI PIANI NEL PIU’ TOTALE SILENZIO!
CI SIAMO ACCORTI CHE AVETE CONDANNATO LE UNIVERSITA’ VIGLIACCAMENTE DURANTE LA PAUSA NATALIZIA; ABBIAMO ANCHE LETTO CHE LA GELMINI PROPONE LE TELECAMERE NELLE AULE!
CI SIAMO ACCORTI CHE MENTRE VOI GOVERNANTI CI PARLATE DI SICUREZZA NELLE STRADE DELLE CITTA’, E’ A SCUOLA E SUL POSTO DI LAVORO CHE SI RISCHIA LA VITA!
E’ EVIDENTE CHE STATE USANDO, NEI CONSIGLI DI CLASSE, IL 5 IN CONDOTTA PER PUNIRE GLI STUDENTI CHE NEI PRIMI MESI DI SCUOLA HANNO PARTECIPATO ATTIVAMENTE ALLE PROTESTE NO-GELMINI!
MINISTRI GELMINI E TREMONTI…PRESIDENTE BERLUSCONI…
NON E’ FINITA QUI!
NOI SIAMO PRONTI A RIPARTIRE!!
Prepariamo, costruiamo, organizziamo una nuova offensiva Anti-Gelmini…
Kollettivo Studenti in Lotta