Que se vayan todos
Que se vayan todos.
Che se ne vadano tutti.
Queste sono parole, grida di lotta. Una lotta che parte dal basso e non ha paura di scendere in strada. Una strada che ti dice che c’è posto per te solamente se indossi il nome di Consumatore in una dimensione nella quale non è possibile trovare la propria individualità, un proprio spazio; è così che noi rispondiamo con rivendicazione della riappropriazione di spazi e della nostra socialità, rispondiamo con l’autorganizzazione che rifiuta il debole senso della rappresentanza.
Que se vayan todos.
Che se ne vadano tutti.
E che a noi rimanga la libertà di provare ancora rabbia contro quella stessa rappresentanza che è il governo Berlusconi, ma non solo, è l’intera classe politica, rabbia contro il ddl Gelmini, come qualsiasi riforma basata sulla politica dei tagli ingiusti, contro qualsiasi riforma finalizzata alla distruzione della scuola pubblica, riforma che è principio di quella politica del lavoro che alleva un mondo fatto di precarietà.
Que se vayan todos.
Che se ne vadano tutti.
E noi in strada a riprenderci e a bloccare tutto, contro la privatizzazione dei servizi; per una scuola pubblica di studenti e studentesse che rifiutano di essere soggetti passivi di conoscenze che non ci appartengono, in un clima che annienta qualsiasi possibilità di scontro e di conflitto, ci preferiscono piccoli automi obbedienti da disciplinare con una cifra scritta sul foglio della valutazione di condotta; contro la precarietà, che lo stesso ddl infligge e a cui ci prepara, delineando un sistema scolastico che rispecchia una politica utilitaristica basata sul profitto.
Que se vayan todos.
Che se ne vadano tutti.
E In questi mesi studenti di tutta Italia continuano a lottare per riprendersi il loro futuro.
Le più grandi città bloccate, a dimostrare che anche se ci prendono tutto la nostra rabbia ci da la possibilità di essere liberi, ancora liberi di lottare nelle strade…
Que se vayan todos.
Che se ne vadano tutti.
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